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Nuova Pescara, Alessandrini (M5S): «la destra calpesta il voto dei cittadini. Marsilio e Sospiri senza credibilità: prima rinviano al 2029, poi vogliono rifare il referendum. Una vergogna istituzionale»

«Quello che è accaduto ieri in Consiglio regionale rappresenta una delle pagine più vergognose della politica abruzzese. Una maggioranza di destra ormai allo sbando, dilaniata da guerre interne, ripicche e regolamenti di conti, ha trasformato le istituzioni in uno strumento al servizio dei propri interessi politici, arrivando a calpestare la volontà popolare pur di nascondere il proprio fallimento. Prima ha imposto il rinvio al 2029 della Nuova Pescara, ricorrendo alla ghigliottina per spazzare via circa mille emendamenti del Movimento 5 Stelle e impedire il confronto democratico. Poi, senza il minimo pudore, ha approvato una risoluzione per riportare alle urne i cittadini di Pescara, Montesilvano e Spoltore e chiedere loro di votare nuovamente sulla fusione. Non gli è bastato disattendere il risultato di un referendum. Adesso pretendono addirittura di rimetterlo in discussione. È un atto di arroganza politica senza precedenti, uno schiaffo alla democrazia e un insulto all’intelligenza dei cittadini». È durissima la condanna della consigliera regionale del Movimento 5 Stelle Erika Alessandrini all’indomani della seduta del Consiglio regionale che ha approvato il nuovo rinvio della fusione e la risoluzione presentata dai consiglieri De Renzis, D’Addazio e Verrecchia, capogruppo di Fratelli d’Italia.

«Nel 2014 oltre 111mila cittadini parteciparono al referendum sulla Nuova Pescara e quasi 65mila votarono a favore», afferma Alessandrini. «Da allora sono trascorsi dodici anni di attese, promesse, leggi e continui rinvii. E oggi questa destra, dopo essere stata incapace di realizzare ciò che i cittadini hanno deciso, arriva persino a sostenere, nella risoluzione approvata, che quella volontà popolare sarebbe diventata ‘vetusta’ e che occorrerebbe sanare presunti ‘deficit di rappresentatività democratica’.
È un capovolgimento intollerabile della realtà. Il deficit democratico non è nel voto dei cittadini, ma nel comportamento di chi quel voto avrebbe dovuto rispettarlo. Non è la volontà popolare a essere invecchiata: è la credibilità di questa classe dirigente a essere definitivamente scaduta».

«Ma ciò che rende questa vicenda ancora più grave è la totale e sfacciata incoerenza dei suoi protagonisti», aggiunge. «Solo pochi mesi fa Marsilio e Sospiri assicuravano pubblicamente che il termine del 1° gennaio 2027 non sarebbe slittato e che, se necessario, sarebbe stato nominato un commissario per completare la fusione. Marsilio prometteva di rispettare e onorare il referendum del 2014. Ieri hanno rinnegato tutto, spostando la nascita della nuova città al 1° febbraio 2029. E non basta. Sospiri aveva appena finito di assicurare in Aula che Marsilio sarebbe stato il presidente della Regione che avrebbe portato i tre Comuni al voto come città già unificata. Un minuto dopo, la sua stessa maggioranza approvava la proposta di ripetere il referendum sulla fusione, firmata anche dal capogruppo dello stesso partito di Marsilio. Si smentiscono da soli, si smentiscono tra loro e smentiscono le proprie promesse nel giro di pochi minuti. Per questa destra la parola data non vale nulla, gli impegni istituzionali sono carta straccia e il voto dei cittadini vale zero. Che credibilità può avere chi governa in questo modo?».

«E tutto questo avviene al termine di giorni in cui abbiamo assistito a uno spettacolo indecoroso di lotte intestine alla maggioranza, con Fratelli d’Italia spaccata sulla gestione dei rifiuti, commissioni paralizzate, veti incrociati e ripicche politiche nelle quali il destino della Nuova Pescara è diventato una pedina dello scontro interno», sottolinea la consigliera del M5S. «Sui rifiuti hanno trovato una tregua rinviando le decisioni, sulla Nuova Pescara hanno rinviato la fusione e, per completare l’opera, hanno rimesso in discussione il referendum.
Questa è la loro idea di governo: non risolvono i problemi, li rinviano; non rispettano gli impegni, li riscrivono; non riescono a mettersi d’accordo tra loro e fanno pagare ai cittadini il prezzo delle proprie guerre di potere».

«La stessa arroganza l’abbiamo vista nel trattamento riservato alle opposizioni», osserva. «Il Movimento 5 Stelle aveva presentato circa mille emendamenti per contrastare l’ennesimo rinvio e difendere la scadenza del 2027. La maggioranza, incapace di sostenere il confronto democratico, ha scelto la ghigliottina, una forzatura del dibattito consiliare che denunciamo con assoluta fermezza. Hanno trattato mille emendamenti come carta da buttare nel cestino, convinti che i numeri della maggioranza consentano loro di fare qualunque cosa. Ma il Consiglio regionale non è una proprietà privata della destra e la democrazia non è un fastidio da eliminare quando ostacola le decisioni di chi comanda.

Hanno avuto anni per intervenire, hanno scritto le leggi, fissato le scadenze e promesso di farle rispettare. Oggi, anziché rispondere del proprio fallimento, pretendono di rimettere in discussione la volontà popolare. È la pretesa inaccettabile di una classe dirigente che considera il consenso dei cittadini valido soltanto quando coincide con la propria convenienza politica.

«Marsilio dica chiaramente se intende onorare la promessa fatta agli elettori oppure sostenere il nuovo referendum voluto dal suo stesso partito. Sospiri spieghi come possa promettere una città già fusa e subito dopo avallare una decisione che ne rimette in discussione la nascita. Basta giochi di potere sulla pelle dei cittadini. Non sono i cittadini a dover tornare alle urne per giustificare l’incapacità di chi governa. Sono Marsilio, Sospiri e questa maggioranza a dover rispondere di ciò che non hanno saputo fare. Perché il referendum del 2014 non è un errore da correggere. L’errore è aver affidato la sua attuazione a una classe politica che ha dimostrato di non essere all’altezza della volontà popolare», conclude Alessandrini.