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Costruzioni in zona agricola, Alessandrini (M5S): “Norma squilibrata e piena di varchi. Così si rischia edilizia mascherata da agricoltura. I nostri emendamenti per correggere un regolamento pericolosissimo per il futuro del paesaggio abruzzese”

“Il regolamento attuativo della legge urbanistica regionale che prevede la possibilità di costruire in zona agricola grazie ai progetti di sviluppo aziendale (PSA), smaschera la maggioranza di destra sull’effettiva idea di Marsilio e soci in tema di consumo di suolo. In buona sostanza ai Comuni sarà vietato ipotizzare future espansioni edilizie mentre ai privati qualificati come imprenditori agricoli sarà permesso di costruire in zona agricola tutto e di più”. È netta la posizione della consigliera regionale del Movimento 5 Stelle Erika Alessandrini, che ha depositato un pacchetto articolato di emendamenti per correggere l’impianto del regolamento collegato alla legge urbanistica regionale n. 58/2023.

“Il problema principale – spiega Alessandrini – è che il regolamento, pur parlando di attività agricole, consente una gamma molto ampia di interventi edilizi senza prevedere adeguati vincoli che rendano efficace il contenimento del consumo di suolo in zona agricola. Nel testo attuale, infatti, il PSA consente senza alcun limite la realizzazione di nuove residenze rurali, attività agrituristiche, attività connesse (didattiche, sociali, ricreative)e finanche di trasformazione e commercializzazione di prodotti, ma senza un vero sistema di controllo sulla loro evoluzione nel tempo”.

“Il rischio concreto – continua Alessandrini – è che strutture nate formalmente come agricole e in variante rispetto alle previsioni del piano regolatore possano nel tempo trasformarsi in altro: residenze di fatto, attività turistiche autonome, spazi commerciali”.

Secondo la consigliera Alessandrini, il regolamento non chiude questi passaggi in modo efficace: “uno degli aspetti più critici riguarda, infatti, proprio la tenuta nel tempo della destinazione agricola. Oggi si prevede un vincolo di 10 anni. Ma cosa succede dopo? Il regolamento non lo chiarisce in modo forte. E soprattutto, non impedisce realmente che, anche prima, si generino usi impropri difficili da contrastare”.

In assenza di vincoli reali e permanenti un fabbricato può perdere progressivamente la sua funzione agricola, può diventare di fatto residenziale o turistico con l’ipotesi di essere immesso sul mercato immobiliare in modo autonomo. “Se non si interviene – avverte Alessandrini – rischiamo di vedere nel giro di pochi anni, senza alcun limite dimensionale, non solo nuove abitazioni in area agricola, ma anche strutture turistiche e commerciali camuffate da attività connesse, con la creazione di una gravissima frammentazione del territorio rurale e di una perdita irreversibile di suolo agricolo. E tutto questo, formalmente, attraverso uno strumento nato per sostenere l’agricoltura”.

Il Movimento 5 Stelle ha depositato emendamenti puntuali che rendono il recupero dell’esistente un obbligo reale, che limitano le residenze a casi strettamente necessari, impediscono la trasformazione delle strutture agricole in immobili autonomi, introducono vincoli permanenti, non solo quello decennale, rafforzano i controlli e il ruolo della Regione, bloccando i cambi di destinazione d’uso impropri.

“Non siamo contro gli agricoltori, anzi – precisa la consigliera regionale del Movimento 5 Stelle – siamo dalla loro parte. E proprio per questo vogliamo evitare che il territorio agricolo venga utilizzato per finalità diverse. Chi investe davvero in agricoltura deve avere regole certe. Chi vuole costruire in campagna senza lavorare la terra, o peggio farlo solo formalmente, deve sapere che non potrà farlo”.

“Questa proposta della destra – conclude Alessandrini – così com’è, è sbilanciata e pericolosa. Noi proponiamo un equilibrio diverso: sviluppo sì, ma dentro regole chiare. Perché il suolo agricolo non è una risorsa infinita. E quando lo perdiamo, lo perdiamo per sempre”.