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Variante alla Statale 16, una lunga storia in cui l’unico giudizio che non conta è quello dei cittadini

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La Strada Statale 16 Adriatica è la più lunga Strada Statale della rete italiana, istituita nel 1928 congiungeva Padova a Santa Maria di Leuca. Tra gli anni ’30 e ’40 il suo percorso originario subì un grosso processo di revisione che dall’interno tra le colline, la portò sulla costa, rendendo il tracciato più rettilineo e scorrevole. In quegli anni si pensava più a facilitare e snellire i collegamenti che all’impatto che essi avrebbero avuto sul territorio. Poi arrivò l’autostrada A14 negli anni settanta e ancora una volta l’utilizzo della  statale si modificò radicalmente. Quest’accenno storico, ha lo scopo di mettere in evidenza quanto in realtà una via di comunicazione subisca l’influenza del tempo e delle mutate esigenze della popolazione. Non si può condannare la scarsa capacità di previsione dimostrata da coloro che pensarono di spostare sulla costa il percorso di una “Via” che ha influenzato lo sviluppo dell’intero versante adriatico e non si può negare che la realizzazione dell’autostrada Adriatica abbia anch’essa rivoluzionato la vita di questo versante appenninico.  Quello che è realmente impressionante è constatare che oggi, nel secondo millennio, gli interventi su un’arteria di così grande importanza siano progettati e realizzati all’insegna dell’improvvisazione  senza la minima ombra di visione complessiva ed organica del problema. Nel corso degli ultimi anni diversi sono stati i tentativi di coordinare i progetti che le tre province interessate, Teramo, Pescara e Chieti, hanno messo in cantiere ed ogni volta si è finito per realizzare deviazioni parziali, disomogenee e più che altro adatte a soddisfare le richieste di questa o quella amministrazione municipale. Che fine ha fatto il Piano Regionale Integrato dei Trasporti (PRIT) varato nel 2012? Che fine ha fatto la proposta censita al capitolo CH25 Bis intitolata “ S.S 16 Adriatica – Realizzazione raddoppio variante di tracciato: tratta casello A14 Vasto Nord – Fondovalle Treste (compresa la variante all’abitato di San Salvo)”? Quel ricco e voluminoso documento di programmazione varato nel 2012, costato non si sa quanto, che prevedeva un graduale arretramento oltre che il raddoppio delle corsie della statale è dunque finito buttato in un cestino? E’ forse stato utile solo alla realizzazione di quegli Autoporti di cui ora non si sa bene che fare? Eppure fa ancora bella mostra di se tra i documenti presenti nel sito della “Direzione Trasporti Infrastrutture Mobilità e Logistica della Regione Abruzzo”. Purtroppo siamo circondati da interventi che ci dimostrano la scarsa programmazione se non la pura improvvisazione in tema di viabilità, giusto per ricordarne qualcuno basta pensare allo svincolo ingarbugliato creato tra statale 16 e ingresso autostradale Casalbordino-Vasto Nord o alla rocambolesca soluzione (in via di realizzazione) pensata per eliminare l’accesso alla statale da località San Lorenzo.

Il progetto che in questi giorni è stato presentato dalla Regione e dall’ANAS per il tratto di statale che interessa i comuni di Vasto e San Salvo oltre a non aver nulla a che fare con l’esistente documento di programmazione regionale, sembra avere ancora una volta l’aspetto di una soluzione arrangiaticcia.  Indipendentemente dal fatto che vengano realizzati lunghi viadotti o costose gallerie, il tutto si risolverebbe comunque nel veder semplicemente spostare il traffico qualche centinaio di metri più a monte e il tutto per un tratto decisamente limitato. Se a questo si aggiunge che il punto in cui è previsto il ricongiungimento della variante in comune di San Salvo andrebbe ad aggravare anziché risolvere gli ingorghi che nel periodo estivo si creano tra l’accesso al centro commerciale Costa Verde, la bretella di collegamento con la S.S.650 (Trignina) e l’ingresso autostradale di San Salvo-Vasto Sud, senza per altro lasciar intravedere alcuna possibilità di raccordo con un’eventuale variante che dovesse essere realizzata in territorio molisano, la soluzione proposta sembra proprio pensata per accontentare chi piuttosto che occuparsi dell’efficienza dell’intervento predilige verificare il fattore economico delle opere da realizzare. Evidentemente manca la volontà di affrontare i problemi di mobilità con un minimo di coerenza e lungimiranza, ignorando, anche in maniera superficiale, i tentativi di razionalizzazione e programmazione fatti nel passato. Il PRIT (Piano Regionale Integrato dei Trasporti) esistente è inadeguato? Lo si aggiorni, lo si riveda, lo si modifichi ma per amore del cielo si cerchi di intervenire sul nostro già martoriato territorio con un minimo di visione d’insieme evitando di  lasciarci sempre più coperti di cicatrici ed opere inutili finanziate con il sangue dei cittadini onesti.

Noi come movimento 5 Stelle ci sentiamo di raccomandare fortemente all’amministrazione Regionale e a quella Comunale due azioni propedeutiche ad un’iniziativa importante come la realizzazione di questa variante: prima di tutto una più attenta progettazione dell’intervento ed il suo inserimento in una visione più ampia di quella limitata alle sole necessità comunali e conforme al PRIT; in secondo luogo al ricorso ad una più stretta partecipazione dei cittadini alle scelte  legate ad interventi così importanti sull’ambiente tramite lo strumento referendario o altre forme di consultazione popolare.

Movimento 5 StelleVasto