Testo di presentazione sul report di opinione “The situation of fundamental rights in Europe 2013-2014″‏

Oggi pomeriggio, ho presentato il PROGETTO DI PARERE della commissione FEMM, destinato alla commissione LIBE, sulla situazione dei diritti fondamentali nell’Unione Europea (2013-14). Pubblico per l’occasione il testo di presentazione:

Cari colleghi,

pur essendo stati fatti notevoli passi in avanti nella tutela di diritti personali, civili, politici e sociali dei cittadini europei, e pur avendo la Carta dei diritti fondamentali stesso valore giuridico vincolante dei trattati, dobbiamo prendere atto che ancora tanto lavoro c’è da fare e molte sono le lacune da colmare.

In tal senso, la dimensione della tutela dei diritti delle donne é preponderante, ed il contributo che la Commissione FEMM può dare ai colleghi di LIBE é sicuramente importante. Ho lavorato su questo parere in contatto con la relatrice Laura Ferrara, mia collega nel Gruppo EFDD, cercando di ripercorrere anche il lavoro svolto dai colleghi nelle precedenti legislature.
Trattandosi di un tema molto ampio, dovremmo dare un contributo qualitativo e mirato su alcune questioni che alle volte si presentano in maniera difforme da Stato a Stato, con l’intento di ben integrarsi nel rapporto principale.

Per motivi di spazio, purtroppo, non è stato possibile inserire tutti i temi e gli aspetti che una trattazione sui diritti fondamentali delle donne meriterebbe. Ho cercato comunque di individuare, innanzitutto, alcuni punti principali da cui partire e che potranno essere integrati anche grazie ai vostri contributi.
In primis mi riferisco a tutti i casi in cui le donne continuano a essere vittime di violenze e di discriminazioni; violenze fisiche, sessuali, psicologiche e maltrattamenti sulle minori. Proprio in questi giorni in Italia sono emersi casi di maltrattamenti di persone indifese, ma pensiamo a tutte le altre circostanze che restano sottaciute e di cui non si parla, forse per paura, per intimidazione, perché non ci si sente abbastanza tutelate. Pensiamo poi alle molestie sessuali e agli atti persecutori, che spesso si verificano anche attraverso l’uso distorto e scorretto delle nuove tecnologie e di internet (con il potere dirompente dei social network), e che possono portare in circoli o incontri pericolosi, dai quali alle volte può esser anche difficile venir fuori.
Il tema della violenza è particolarmente delicato poiché molto spesso sfocia nei femminicidi, ossia in delitti che colpiscono le donne e che avvengono, nella maggior parte dei casi, per mano dei loro partner. Ho inserito un riferimento anche ai delitti d’onore che, sebbene presentino una casistica differente a seconda dei Paesi europei a cui facciamo riferimento, continuano a persistere in quelle situazioni in cui l’arretratezza sociale e culturale prevale sull’affermazione delle libertà e dei diritti.

Altro tema è quello delle discriminazioni in senso più esteso, dalla vita privata, lavorativa e sociale, per arrivare agli innumerevoli casi di omofobia. Non dimentichiamoci, infatti che, comunque in un quadro parimenti discriminatorio, l’omosessualitá femminile spesso é ancor meno tollerata e compresa, probabilmente per una chiusura culturale che vede la figura femminile strettamente legata all’essere “oggetto sessuale” per il maschio.
Inoltre, casi di discriminazione li abbiamo anche nel campo dell’educazione, della formazione, dei servizi, generando anche situazioni di discriminazioni multiple. Molti sono i casi in cui, infatti, alla discriminazione per esser donna se ne aggiungono delle altre che portano ad una doppia discriminazione: donna/immigrata, donna/disabile, donne che per motivi religiosi o per proprie scelte di vita vengono discriminate due, tre o più volte.

Ho voluto poi menzionare anche alcuni contesti, come quelli lavorativi, politici, o dei processi decisionali. Continuiamo infatti a riscontrare una sotto-rappresentazione delle donne, non solo nelle grandi imprese o ad alti livelli politici, ma soprattutto a livello politico e lavorativo locale, dove le donne vengono escluse dai processi decisionali, perpetuando schemi mentali e modelli sociali in cui l’uomo continua a farla da padrone. C’é bisogno di un impegno massimo da parte di tutti, senza adagiarsi sui risultati raggiunti, ma migliorandoli e ponendoci sempre nuovi traguardi. E per fare questo dobbiamo proseguire, a mio avviso, lungo tre direttive.

La prima è quella della prevenzione, che è la più importante e fondamentale, in quanto è solo agendo tempestivamente e anticipando le violazioni dei diritti che si può realmente tutelare la libertá delle donne. Ognuna deve poter assumere le scelte che vuole, siano esse di carattere culturale, religioso, o di stile di vita. Questo problema talvolta si acuisce per coloro che, venendo da altri Paesi, intendono integrarsi nella nostra società ma trovano tanti ostacoli e difficoltà per farlo. La libertà di scelta della donna deve essere sempre garantita, e ci dobbiamo battere per difenderne la consapevolezza. Dobbiamo rispettare e tutelare sia le donne che, venendo in Europa, vogliono mantenere gli usi e costumi della propria cultura di origine, sia quelle che decidono di cambiare le proprie abitudini sposando le usanze occidentali.

Oltre la prevenzione dobbiamo rafforzare la protezione. Molto spesso infatti le regole esistono, ma semplicemente non vengono rispettate. É per questo che dobbiamo migliorare il monitoraggio per quel che riguarda l’attuazione delle nostre leggi e garantire la dovuta protezione a quelle donne che, per particolari situazioni, si trovano in difficoltà, sole e abbandonate da Istituzioni e società.
In ultimo, ma non per importanza, sicuramente bisogna continuare e rafforzare la strada della punizione di chi compie reati, con condanne adeguate ai crimini commessi, e facendo sì che anche questo costituisca un deterrente per chi viola i diritti fondamentali, mantenendo però la consapevolezza che le pene da sole non bastano se in parallelo non ci concentriamo anche sulla prevenzione.
Ho voluto dunque richiamare la Commissione, gli Stati Membri e tutte le altre Istituzioni a un maggiore impegno, anche di concerto con l’E.I.G.E. e con l’Agenzia per i Diritti Fondamentali, al fine di promuovere una strategia e un piano d’azione che permetta di tutelare i diritti fondamentali delle donne e di combattere ogni forma di discriminazione e violenza.
Io stessa presenterò delle aggiunte al rapporto di opinione e sarò ben lieta di accogliere vostre eventuali osservazioni e commenti a riguardo.